Bambine, bambini e musei: suggerimenti per l’uso

Visitare i musei con i propri figli è possibile? Qual è l’età giusta per cominciare?
Ecco alcuni spunti per chi ha voglia di frequentare musei con i più piccoli ma non sa bene da dove iniziare. O come proseguire

in visita a palazzo reale di torino

In visita a Palazzo Reale – Torino – Foto di Valentina Rivieri*

Visiti abitualmente musei d’arte e mostre temporanee o avresti voglia di iniziare a farlo con tuo figlio o tua figlia?
Se pensi che qualche indicazione da parte di chi si occupa di didattica museale da tanto tempo e porta il proprio bimbo nei musei possa esserti utile (sto parlando di me!), queste poche righe potrebbero fare al caso tuo.

Ho già scritto sull’argomento diversi anni fa, puoi trovare qui l’articolo di blog con consigli ancora utili e validi che intendo semplicemente integrare. Nel frattempo però ho maturato altre considerazioni e riflessioni. Anche perché ho iniziato a sperimentare in prima persona come mamma quei consigli: confermo che sono interessanti!

E poi c’è stata e c’è ancora una pandemia che ha costretto i musei alla chiusura per tantissimo tempo. Abbiamo una gran voglia di andare a visitarli.

A che età iniziare?

Questa è senz’altro la domanda più ricorrente che mi sono sentita fare. La mia risposta è: non esiste un’età universalmente giusta e soprattutto non è detto che si debba iniziare. Se sei un’abituale frequentatrice di musei, per esempio, immagino che non avrai smesso di farlo col pancione, col bebè e probabilmente neanche negli anni successivi (stessa cosa vale se hai accompagnato un pancione). Dunque non c’è stato un momento giusto per cominciare, semplicemente non hai mai smesso. Ma certamente qualcosa è cambiato nel tuo modo di visitare un museo e su questo punto torno tra un attimo.

Se invece la tua frequentazione dei musei è sempre stata sporadica, è possibile che ti stia ponendo il problema di quando iniziare. E soprattutto: come fare?

Anche in questo caso la mia risposta è sfumata, ma decisa: inizia quando lo desideri, quando hai l’occasione di visitare un museo che interessa in primo luogo te. Saprai trasmettere questo interesse, così come capita per tutte le altre tue passioni. Vediamo come.

Poche ma buone

Credo che uno dei timori più grandi per un genitore sia immaginare di entrare in un museo e ritrovarsi a trascinare il proprio figlio svogliato e disinteressato per le sale. Se è piccolo “magari poi dà anche noia agli altri visitatori, magari i custodi ci rimproverano”. La bambina ha iniziato a lamentarsi o il bambino più grandicello a dire “mi annoio, voglio andare via, quando andiamo via?” e tu non hai potuto goderti proprio quell’opera che desideravi vedere. Quanta frustrazione!

Ecco, la mia prima indicazione serve proprio a evitare questo: scegli poche opere ma buone, così se inizierà il momento noia o il momento lagna, poco male, avrete comunque raggiunto il vostro obiettivo. Soprattutto avrete passato qualche prezioso attimo, o un più lungo tempo, piacevole e nutriente per l’anima.

Cosa significa scegliere poche opere ma buone? Per esempio, se vai in un museo che già conosci o su cui hai potuto leggere sufficienti informazioni (questo ti suggerisco di farlo sempre: fatti un’idea per quanto vaga di come è e cosa c’è dentro), saprai che le opere che più ti incuriosiscono si trovano nella tal sala o al determinato piano. Bene, se possibile comincia da quelle e tutto il resto verrà dopo, se e come potrete.

La mia esperienza diretta: un aneddoto

Esperienza vissuta: quando il mio bimbo aveva tre anni siamo stati a Recanati e io dovevo vedere il Polittico di Lorenzo Lotto e la sua aneddotica Annunciazione al Museo Civico.
Il viaggio è iniziato a casa, quando tra libri e smartphone ho mostrato le immagini e le ho osservate insieme a lui. Abbiamo notato particolari e ci siamo fatti domande, senza dare troppe risposte. Quando siamo arrivati al museo siamo corsi dritti dritti alla sala di Lorenzo Lotto, eccitati a più non posso: a quel punto il mio bimbo era lui stesso estremamente incuriosito di vedere dal vivo il gattino dell’Annunciazione e scoprire l’incanto dei colori veri

Com’è andata?

Abbiamo osservato con ammirazione i due dipinti, ho raccontato la storia di quel che stava accadendo e poi, magia, siamo rimasti insieme ad ascoltare la guida che in quel momento dava spiegazioni al gruppo di adulti nella stessa sala: siamo sembrati due extraterrestri! 

Te lo racconto non per dirti che io sono stata brava o mio figlio prodigioso, piuttosto per considerare insieme a te che sono davvero sufficienti piccolissimi accorgimenti per far funzionare una visita. Appassionarsi a un’opera prima di vederla è senz’altro una via intelligente e semplice e correre da lei la mossa vincente.
Sì perché poi dopo quella sala non sono riuscita a vedere altro del museo!
Ma quei momenti sono stati preziosi. Da sola forse non avrei passato tutto quel tempo davanti a un solo – bellissimo – dipinto. Inoltre il mio bimbo aveva tre anni, avrei potuto pretendere altro? Non sarebbe stato intelligente farlo e lo avevo messo in conto. In questo modo ho evitato la frustrazione di essere stata in un museo e non averlo visitato tutto (questa è una “patologia” molto strana per quanto ricorrente: se ne soffri ti consiglio di liberartene almeno finché ti muoverai con un bambino, sarai più felice e ti godrai il godibile).

Qualche diversivo

Si può solo osservare e parlare al museo?
Mi vengono in mente almeno altre tre cose che si possono fare in quasi tutti i musei: giocare, disegnare, fotografare (questo effettivamente non è detto ed è meglio chiedere o informarsi prima). 

  1. Giocare? Non a rincorrersi ma, per esempio, a trovare qualche dettaglio particolare: facciamo a chi trova più nasi/ animali/ fiori viola, oppure cerchiamo tutte le sfumature di rosso e diamo loro un nome (rosso ciliegia, rosso tramonto, rosso coccinella, rosso vino); possiamo anche sfidare i nostri bimbi a trovare un dettaglio che abbiamo stampato in anticipo o abbiamo salvato sullo smartphone, se c’è stata l’occasione; giocare a riprodurre le pose di un personaggio di un quadro o di una statua; improvvisare un dialogo tra i personaggi che osserviamo, immaginando cosa pensano o cosa dicono (“Oh mamma, perché sei così triste?” “Mio piccolo Gesù, stamani mi sono svegliata con il mal di pancia”).
  2. Disegnare è il modo più efficace in assoluto per osservare qualcosa: arte, natura, un volto. Sei d’accordo? Potete farlo insieme, in un momento che sarà anche di riposo durante la visita. Oppure puoi lasciarlo fare a tua figlia o tuo figlio mentre tu osservi in silenzio o mentre racconti quello che vedi. Sarà un momento intenso. Chiedi al personale del museo se ci sono posti per sedersi e disegnare o se potete sedere a terra.
  3. Fotografare può essere molto utile per scegliere le opere che preferite e immortalarle, ma prova a suggerire ai tuoi figli qualche personalizzazione. Per esempio inquadrare una porzione del museo, un insieme di opere e non solo una, per creare una composizione del tutto personale; oppure scegliere un particolare e metterlo a fuoco, dando una spiegazione per la scelta, come utile esercizio di selezione e sviluppo del proprio senso critico.

Una sola raccomandazione

Mi permetto infine di raccomandarti una cosa: se tua figlia, grande o piccola, a un certo punto non ce la fa più e vuole uscire, non insistere. O meglio, spingiti fin dove sai di poterlo fare prima di arrivare al punto di non ritorno, cioè laddove fastidio, noia o addirittura rabbia prendono il sopravvento. 

Prendi una bambina che in un museo ha vissuto una gradevole esperienza iniziale, ma poi ha chiesto di terminarla. Anziché essere assecondata, è stata trattenuta perché il genitore voleva assolutamente vedere l’ultima sala. Se in quel mentre è prevalso il senso di costrizione, trappola e pena, è molto probabile che quella bambina conserverà un brutto ricordo dell’occasione. Il rischio di associare il museo a un luogo respingente e sgradevole, assolutamente da evitare, è molto alto. Vuoi correrlo?

Attenzione, questo spesso non dipende solo da noi genitori. Sono in primo luogo i musei che attraverso l’allestimento e il personale scelgono di essere accoglienti o inospitali, inclusivi o esclusivi, ma è certo che noi possiamo fare molto per correggere il tiro.

Credo che varrà la pena tornare sull’argomento, soprattutto su quest’ultimo punto, c’è molto da considerare. Ti interessa?


*Ringrazio Valentina Rivieri e sua figlia per l’incantevole foto di copertina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.